Malvicino, torre medievale 

In località Malvicino, l’attuale casale inglobò una torre medievale più antica, documentata in un disegno del Catasto Alessandrino, dove appare come un edificio a tre piani, dotato di merlatura. Oggi, però, della torre non resta alcuna traccia visibile in elevato.  

La torre di Malvicino, insieme a quella di Testa di Lepre di sopra, doveva svolgere una funzione di controllo e osservazione del territorio. La loro posizione permetteva infatti di sorvegliare la viabilità nel tratto compreso tra i castelli di Boccea e di Tragliata, in un’area strategica per gli spostamenti e la difesa del territorio rurale. 

Sulla sommità del pianoro sono stati comunque individuati alcuni indizi materiali legati alla presenza dell’antica struttura. Si osservano schegge di tufo rossiccio di piccole dimensioni, in alcuni casi legate con malta, insieme a una scheggia di selce e a frammenti di tegole e mattoni. Questi resti sono stati interpretati come materiali di crollo della torre medievale.

Borgo di Tragliata, necropoli di età romana e castello medioevale 

Sul versante orientale del colle di Tragliata si conservano alcune tombe a camera di piccole dimensioni, scavate nel tufo e coperte a volta. Non hanno restituito materiali utili per una datazione precisa, ma è probabile che fossero legate a un insediamento di età romana, attivo in epoca repubblicana e imperiale, che doveva estendersi nell’area oggi occupata dai casali del borgo. A questo contesto sembrano riferirsi anche frammenti di laterizi trovati nella valle a sud del colle. 

Sono state segnalate inoltre tombe a pozzo sotto il pavimento della chiesa. Secondo alcuni studiosi, il casale fortificato di Tragliata potrebbe essere stato costruito riutilizzando strutture di un precedente complesso residenziale romano. Le fonti storiche ricordano Tragliata come una località posta lungo l’antico percorso tra Roma e Ceri e, in epoca medievale, come sede di un castello, poi trasformato in casale. Lungo la collina sono ancora visibili resti delle antiche fortificazioni. 

Da Tragliata o dalle sue immediate vicinanze provengono anche due cippi funerari in marmo. Il primo ricorda Publio Maximiano, scriba (funzionario pubblico addetto alla scrittura e alla gestione dei documenti), legato a diverse magistrature e alla legione X Gemina; il secondo, frammentario, conserva parte di un’iscrizione con cui Valeria Polla dedica il monumento a sé stessa e a Caio Cecilio Proculo, anch’egli scriba.

Boccea – Altare paleocristiano

Davanti alla moderna chiesa dei SS. Mario e Marta, al km 14,300 di via di Boccea, era conservato un altare paleocristiano, capovolto e riutilizzato come base per una croce lignea. A seguito di tentativi di furto, il manufatto è stato successivamente trasferito all’interno della chiesa, dove è attualmente conservato privo della croce.  

L’altare, un parallelepipedo alto circa 82 centimetri, presenta agli angoli quattro piccoli pilastrini decorativi che incorniciano le facce laterali. Sulla faccia principale, si distingue in rilievo una croce latina affiancata da due figure maschili a mezzo busto. Nonostante l’usura, si riconoscono con buona probabilità gli apostoli Pietro e Paolo: il primo con volto squadrato e barba corta, il secondo con tratti più tondeggianti e barba appuntita. Sotto la decorazione si apre una cavità quadrangolare, oggi murata, che costituiva il deposito delle reliquie (reliquiarium). Originariamente comunicava con l’esterno tramite una piccola apertura (fenestella confessionis) destinata al contatto con i panni sacri usati nel culto. La parte superiore, delimitata da una cornice modanata, costituiva la mensa, cioè il piano d’altare, tipico dei modelli “a blocco” in uso nel VI secolo. 

Per posizione e caratteristiche, questo altare è la testimonianza più significativa del santuario paleocristiano di Boccea, luogo di memoria e venerazione dei martiri che segnarono la fede delle prime comunità cristiane lungo la via Cornelia. 

Castel di Guido – Ecclesia e catacomba di San Basilide

Lungo l’antica via Aurelia, tra le colline di Castel di Guido, si trovava un tempo la chiesa di San Basilide, costruita – secondo la tradizione – nel luogo del martirio del santo. L’edificio è ricordato nell’Itinerarium Malmesburiense come tappa di pellegrinaggio al dodicesimo miglio dalla città, all’interno della diocesi di Lorium, oggi corrispondente all’area tra Castel di Guido e il Casale della Bottaccia. 

Nel Settecento, l’erudito Marcantonio Boldetti individuò lungo la strada antica resti di gallerie funerarie scavate nel tufo: tombe semplici, senza decorazioni, che dovevano appartenere alla catacomba legata al culto di Basilide. Col tempo le tracce si sono in gran parte perdute, ma ricognizioni e scavi recenti hanno permesso di riconoscere i resti di un piccolo complesso tardoantico. 

Tra questi spicca un edificio funerario semi-ipogeo a pianta centrale, lungo circa dieci metri, costruito con materiali di reimpiego e dotato di un’abside in travertino. All’interno si conservano frammenti di affreschi con motivi geometrici rossi, forse ispirati al tema cristiano del “giardino chiuso” (hortus conclusus). Ai lati si aprono quattro nicchie contrapposte, anch’esse con tracce di pittura. 

Tutto il complesso – chiesa, mausolei e catacomba rupestre – riprende schemi diffusi nell’Etruria meridionale e nell’area romana. È una delle più antiche testimonianze del cristianesimo in queste campagne, dove la memoria dei martiri si intrecciava ai paesaggi dell’Aurelia antica. 

Santa Rufina – Basilica e catacombe 

Al km 8.800 di via di Boccea, in corrispondenza del pianoro su cui sorgono i casali di Santa Rufina, la tradizione colloca il luogo del martirio delle due sorelle Rufina e Seconda. L’episodio avrebbe dato origine al toponimo Silva Candida: secondo il racconto agiografico, il sangue “candido” versato dalle martiri avrebbe trasformato l’antica Silva Nigra nella “foresta candida”. Per volontà di papa Giulio I (341–355) sarebbe stata edificata qui una basilica in loro onore, destinata a divenire il centro della diocesi di Silva Candida. 

La prima menzione documentaria della chiesa risale al pontificato di Adriano I (772–795), nell’ambito della sede vescovile di Silva Candida, attestata già nel VI secolo con i vescovi Adeodatus (501) e Valentinus (564). Adriano I promosse la ricostruzione e l’ampliamento della basilica e riorganizzò il territorio fondando due domuscultae denominate Galeria, istituendo una vasta azienda agricola papale per la gestione diretta delle risorse rurali a sostegno della città di Roma. 

Tra IX e X secolo attorno alla basilica si sviluppò un insediamento fortificato, più volte colpito dalle incursioni saracene e restaurato dai pontefici, tra cui Leone IV (847–855), cui si deve anche una chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano, e Sergio III (904–911), che ampliò i beni della diocesi. Nell’XI secolo papa Giovanni XIX tentò di ripopolare l’area, dotandola di mura e fossato. 

Negli anni Sessanta del Novecento Quilici descrisse il casale come una struttura fortificata di origine altomedievale con annessa chiesa, ricordando il rinvenimento, nel 1957, di statue, ambienti mosaicati e catacombe. 

Un contributo importante alla localizzazione della basilica proviene dagli scavi del 1965: in un’area già occupata da un mausoleo tardo romano fu individuato un grande ambiente rettangolare con pavimento a mosaico geometrico, realizzato con grandi tessere colorate e piccole tessere bianche e nere, interpretato come possibile resto del santuario paleocristiano delle Sante Rufina e Seconda e datato all’VIII-IX secolo d.C. In seguito a una frana fu inoltre scoperto un tratto di galleria catacombale scavata nel tufo, lunga circa 6 m, con loculi sovrapposti; le lucerne rinvenute sono databili tra IV e V secolo d.C. 

Più recentemente, Pamela Giannini ha messo in evidenza, sulla base dei rilievi aerofotogrammetrici eseguiti tra la Seconda guerra mondiale e gli anni Sessanta-Settanta, la presenza in negativo di due strutture rettangolari orientate NO-SE, interpretabili come resti del borgo di Silva Candida.

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