Il sarcofago fu rinvenuto a Casalotti nei primi anni Settanta del Novecento durante lavori edilizi nel complesso “I Lauri”. L’area aveva già restituito la cosiddetta Villa di Casalotti, una necropoli con tombe alla cappuccina e sepolcri in muratura, un’iscrizione della gens Colia e un tratto di strada basolata identificato come diverticolo della via Cornelia, probabilmente di servizio alla villa e all’area funeraria. Il sarcofago è oggi conservato al Museo Nazionale Romano.
Realizzato in marmo efesio, il sarcofago appartiene alla tipologia a ghirlande. La decorazione, rimasta incompleta, prevedeva ghirlande con bucrani (rappresentazioni stilizzate del cranio di bovino) e paterae (coppe rituali decorative) secondo modelli diffusi nelle officine di Efeso tra II e III secolo d.C., con tre ghirlande sui lati lunghi e una su ciascun lato breve. La cassa presenta zoccolo sporgente e cornice scanalata con angoli a peduccio; le lacune visibili sono probabilmente dovute al recupero del sarcofago, effettuato con l’ausilio di mezzi meccanici.
Il reperto testimonia la circolazione a Roma, nel II secolo d.C., di sarcofagi dall’Asia Minore, anche in forma semilavorata. L’iscrizione della gens Colia suggerisce inoltre la presenza nell’area di una comunità con legami con l’Oriente mediterraneo, che attraverso le scelte funerarie esprimeva la propria identità culturale e il proprio status sociale.